La visita da Paolo Bea è stata una visita di grande crescita

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Cantina Paolo Bea
Località Cerrete, 8
Cerrete (Pg)
www.paolobea.com

Programmare una visita in questa cantina è stato emozionante e debbo ringraziare l’aiuto del mio amico e produttore Gianluca Piernera della cantina Ninni se ci siamo riusciti.

Ci siamo andati dopo la presentazione dell’evento Vini Veri 2018 (che si svolgerà a Cerea da venerdì 13, sabato 14 e domenica 15 aprile 2018) in anteprima ad Assisi.

Appuntamento per le 10,30; giustamente siamo arrivati con qualche minuto di anticipo. Ad attenderci, la collaboratrice di Giampiero Bea, sia per la cantina che per Cerea, che ci presenta l’agronomo Sergio (direi anche il braccio destro di Giampiero), con cui facciamo la visita. Saliamo al punto più alto della cantina mediante una bellissima scala. La prima stanza piuttosto buia è quella dell’appassimento (stracolma in quel periodo). A febbraio l’uva sarà pigiata e darà il buonissimo Sagrantino passito. Alcune foto le scatto e via nell’altra stanza, il salone luminoso (molto bello anche questo), poi cucina, sala degustazione e una terrazza sui vigneti sperimentali. Arte alle pareti e negli oggetti ornamentali.

Scendiamo in cantina dove avviene la vinificazione: le uve arrivano dall’alto ed entrano nei serbatoi di acciaio. Ma niente temperature controllate: il naturale regna sovrano. Tutto è pulito, ogni oggetto al suo posto, si fanno vini buoni anche così.

Entra Mercede e dice a Sergio: “ha detto Giampiero se lo aspetti per la degustazione”. Ho sentito anche altro, ma non vi anticipo nulla. Scendiamo ancora, nella cantina dell’affinamento; botti grandi in ogni dove, due tronchi conici.  Mi confidano che quando sono stati usati hanno dato vino migliore. Qualità alta sempre e comunque.

Usciamo e attraversiamo il piazzale per andare nella vecchia cantina, dove è rimasta la vecchia bottaia, oggi sala degustazione. Davanti a noi i vini da assaggiare. Curiosa la scritta su ogni etichetta: “Nel rispetto dei reciproci mestieri, non si spediscono esemplari dei nostri vini, anche su richiesta, a guide del vino e ad altre pubblicazioni”.

Giampiero mi fa leggere una circolare del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, documenti che reputa un successo di una sua battaglia.

Ora capisco la loro assenza nelle guide di settore: se volete assaggiare e valutare un vino, venite in cantina! Il messaggio è chiaro e lecito.

La circolare recita:

Al Consorzio ViniVeri
Via Ringhiera Umbra n. 22
06036 Montefalco (PG)

OGGETTO: richiesta parere – informazioni tracciabili in etichetta. (rif. nota del 28/3/2017)

Si fa riferimento alla nota sopra distinta, con la quale sono stati chiesti chiarimenti in ordine alla possibilità di riportare nell’etichettatura dei vini talune diciture relative al contenuto di anidride solforosa o all’aggiunta di altre sostanze enologiche, da parte degli aderenti alla “Regola” adottata da codesto Consorzio per limitare le tecnologie utilizzabili nella coltivazione della vite e nell’elaborazione dei vini.

Al riguardo, si fa presente quanto segue. L’esame della “Regola” pone in evidenza che sono ammesse, per la coltivazione della vite, le tecniche previste dal metodo dell’agricoltura biologica, dal cui impiego, quindi, può derivare l’inevitabile presenza di residui nel vino. Inoltre, per quanto riguarda l’elaborazione dei vini, non sembrano escluse, oltre all’aggiunta di anidride solforosa (o solfiti), alcune pratiche autorizzate che implicano l’aggiunta di talune sostanze per uso enologico1 . In tal senso, anche tenuto conto delle disposizioni dell’Unione europea in materia d’indicazione dell’anidride solforosa nell’etichettatura dei vini2 , si è dell’avviso che possano essere utilizzate le seguenti diciture, purché siano posizionate consecutivamente, senza alcuna interruzione:

“contiene … mg/l di solfiti totali”;

“ – senza aggiunta di altre sostanze ammesse per uso enologico” oppure ” – dall’uva alla bottiglia senza aggiunta di altre sostanze ammesse per uso enologico”, a condizione che nessuna altra sostanza per uso enologico espressamente ammessa, diversa dall’anidride solforosa, dal bisolfito di potassio o dal metabisolfito di potassio, sia stata aggiunta o residui nel vino etichettato con tale dicitura.

Il Capo dell’Ispettorato Stefano Vaccari
Firmato digitalmente ai sensi del CAD

Passiamo ora alla degustazione. Vi parlo dell’intera produzione quindi anche del Santa Chiara Umbria Bianco IGT 2015, vino assente in degustazione perché venduto totalmente all’estero.

 

  1. Arboreus, Umbria Bianco IGT vendemmia 2012, Trebbiano Spoletino, fermentazione di 23 gg. con le bucce, dopo il travaso altri 97 gg. con le prime fecce; la fermentazione avviene con i propri lieviti indigeni, senza controllo della temperatura. Mai si sono addizionate sostanze stabilizzanti, eccetto un raro uso di solfiti effettuato solo nei travasi e all’imbottigliamento che è eseguito senza filtrazione sterile. In questa annata sono state prodotte 9600 bottiglie.
    Grande vino, colore stupendo, sfida le ossidazioni e vince in modo impeccabile; lo tengo nel bicchiere e non si fa lasciare, puoi solo goderne del suo piacere (91).

 

  1. Pipparello Montefalco DOC Rosso Riserva Vendemmia 2010 (la Dodicesima), in vigna un 2010 dal meteo armonico, ha richiesto solo pochi dei soliti trattamenti, senza chimica di sintesi, dandoci una produzione generosa in quantità e in qualità.
    Le uve provengono dalla vigna Pipparello e sono: 60% Sangiovese, 15% Sagrantino, 25% a bacca rossa. Di quello che avviene in cantina ve lo spiego in breve: 35 gg. di fermentazione e macerazione, sfecciato dopo 219 gg. 12 mesi di botti in acciaio inox e 35 mesi in botti grande di rovere di Slavonia; di questa vendemmia, imbottigliata il 20/09/2014, si sono ottenute 8100 bottiglie.
    Un vino dotato di una grande bevibilità, da condividere e celebrare (87).

 

  1. Rosso de Véo, Umbria Rosso IGT Vendemmia 2009 (le migliori uve dei vigneti giovani); i vigneti hanno meno di 15 anni e sono tutti piantati del nobile vitigno autoctono di Montefalco. Come al solito nell’etichetta c’è scritto tutto ciò che avete letto nelle altre etichette, quindi Vini Veri, Vino da uva. L’annata è stata calda, ma certamente non si ripercuote nel vino, nel bicchiere c’è ancora la giusta acidità che non guasta affatto, intrigante a ogni sorso, lo terrei con me per scoprirne tutti i suoi segreti piano, piano (87+).

 

  1. Rosso de Véo, Umbria Rosso IGT Vendemmia 2010 (le migliori uve dei vigneti giovani). Altro passo, altra annata, vino già ben definito, ma vivo, pieno al palato: siamo di fronte a un gran buon vino e beato chi ne avrà negli anni (89+).

 

  1. Rosso vino da tavola 1988; lo apre Giampiero Bea che di quest’annata ha scritto tutto. Un’idea che viene da lontano, infatti è stato prodotto da Paolo Bea, il papà di Giampiero. Del 1988 sono state imbottigliate 1332 bottiglie; all’apertura sembra in fase avanzata, ma sia Giampiero e sia io (che non transigo sulle eccessive ossidazioni) abbiamo piena fiducia in questa bottiglia. Dopo qualche minuto il colore si è ravvivato ed è iniziato a farsi apprezzare (86+?+).

 

  1. Rosso vino da tavola 1985; l’unico che non si è ripreso mai… forse era invidioso perché non gli avevano messo l’etichetta.

 

  1. Pagliaro Montefalco Sagrantino DOCG secco vendemmia 2010, 100% Sagrantino, 31 giorni di macerazione… VINO è VINO. Di questa annata sono state prodotte 15015 bottiglie da 0,750, 210 magnum e 99 di super-magnum. 11 mesi in acciaio inox, 36 mesi in botte grande per poi uscire sul mercato in maniera imponente, emozionante. Un grande Sagrantino (93).

 

  1. Rosso di Montefalco DOC 1983, vino creato da Paolo Bea con uve Sangiovese, Montepulciano, Barbera, Malvasia del Chianti, Trebbiano Toscano e Sagrantino, anche qui tutto scritto in etichetta (questa era la bottiglia n. 134 di 2600). Che dire? Una colonna indistruttibile sopra le mura di Montefalco, un vino superbo che resterà nei miei ricordi. Grazie a Giampiero per questa storica bottiglia, è stato bello condividerlo con i suoi stretti collaboratori. Un momento emozionante per tutti noi presenti. Grandissimo vino (97).

 

  1. Rosso Montefalco DOC 1989. Paolo Bea la sà lunga e decise a suo tempo di attribuire alla bottiglia un’etichetta di colore rosa, un colore insolito ma che per lui aveva un significato ben preciso. Oggi la bottiglia n. 1105 di 2100 è di quelle che non si dimenticano facilmente, non un vino imponente, ma comunque in forma, elegante nei profumi, buono alla beva (88).

 

  1. Rosso Montefalco DOC Riserva, vendemmia 2001 (la quarta). Non so che annata è stata a Montefalco, ma in Italia si ricorda come una grande annata. Questa era la 5532 di 6000 bottiglie prodotte. Come al solito Paolo Bea ha scritto tutto sull’etichetta, mentre io posso solo dire che questo vino potrà durare ancora per anni e anni, nonostante oggi sia perfetto così com’è (91).

 

  1. Cerrete Montefalco Sagrantino DOCG vendemmia 2009, Sagrantino dall’unica vigna Cerette, bottiglia n. 3856 di 3993 prodotte. Con il Cerrete ho avuto la conferma che anche il Sagrantino, se lo si aspetta, può dare grandi risultati in termini di longevità. Profumi impressionanti, intensità che ritrovi all’assaggio, buona profondità. Assaggiarlo è un onore.

 

  1. Montefalco Sagrantino DOCG Passito, “Vendemmia 2009”. Meravigliosa delizia, uno dei più grandi passiti degustati nella mia vita, per nulla stucchevole, di una precisione incantevole. VINO è VIVO!

Felice e onorato di aver partecipato ad una degustazione di “classe”, con vini “veri” nel senso più stretto del termine. Emozionante dall’inizio alla fine, non so se ho reso bene l’idea, ma la giornata che ho trascorso da Giampiero Bea non la dimenticherò tanto facilmente. Siamo solo a febbraio, ma credo proprio che questa azienda sarà eletta come migliore del centro Italia per il 2018.

Giampiero tra un vino e l’altro ci ha regalato emozioni su emozioni, tanto che se non lo fermavamo, probabilmente ancora saremmo lì ad ascoltare i suoi racconti e a stappare annate vecchie dei sui ottimi vini. 

Ci ha privilegiato di assaggiare altri vini da serbatoi in acciaio inox: uno di questi contiene ben 14 annate a partire dal 1994 e sarà imbottigliato a breve. Come al solito, nemmeno a dirlo, sarà un vino vero, un grande vino.

Che giornata memorabile!

Pasquale Pace Il Gourmet Errante e Gianluca Ciotti 

Pasquale Pace

Pasquale Pace

Il Gourmet Errante, è ciò che faccio da sempre per passione. Ho avuto l'opportunità di degustare tanti vini e prodotti e di passare bellissimi momenti di confronto, discussione e allegria con produttori e artigiani di tutta Italia. Ho vissuto l’evoluzione di molte aziende e nel corso degli anni la curiosità, la ricerca e le scoperte mi hanno portato a disegnare una mappa di emozioni, fatta di persone e storie, che ho sempre cercato di comunicare e promuovere.
Pasquale Pace
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