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La Vena di Vino: gusto e reggiseni

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Enoteca Bar
La Vena di Vino
Fiaschetteria Caffè di Lusso Popolare
Via Don Minzoni, 30
Volterra (Pi)
www.lavenadivino.com

Una delle prime serate trascorse in giro nella Toscana delle Anteprime la passai a Volterra.
Ci ero finito insieme al mio amico Alessio Bernini per un suo impegno di lavoro. Ma alla fine si sà, bisognava pure cenare. “Stasera ti porterò in un posto diverso. Vedrai, ti piacerà”, mi disse.
Pur non essendoci mai stato quel locale già mi intrigava, se non altro perché situato nel centro storico di Volterra, in una di quelle piccole vie che separano la Fortezza e l’Acropoli etrusca, proprio a fianco al Museo etrusco: passeggiare tra quelle vie piene di storia ha sempre il suo fascino.
Arrivammo al numero 30 di Via Don Minzoni e ci trovammo davanti ad una piccola porta a vetri (che non lasciava intravedere molto con tutti quegli adesivi…) con una targa di fianco che recitava “Enoteca Bar La Vena di Vino”. La vera sorpresa arrivò una volta entrati: reggiseni, reggiseni ovunque. Sì, avete capito bene. C’era addirittura un avviso che invitava le clienti, senza impegno, a lasciarne il proprio in ricordo, assurdo! Il bello era che le donazioni c’erano eccome e con tanto di data. Che ridere!
Mai visto un posto così trash! I gestori devono essere dei pazzi scatenati!”, pensai perplesso.
Ci sedemmo al tavolo per ordinare e rimasi sorpreso dalle loro proposte enogastronomiche, tutte territoriali. La prima portata fu un piatto di acciughe sotto pesto con carciofi e pomodorini: buonissime, con il pane sciapo toscano che bilanciava la sapidità del pesce azzurro; poi passai al fegatello coi fagioli al quale feci aggiungere anche dei ceci, davvero ben fatto. Da bere una bella birra M126 di Frik, per accompagnare il tutto, anche questa “made in Volterra” e, alla fine, un bel ponce livornese (o “torpedine” come lo chiamano da quelle parti), una bevanda derivante dal punch a base di caffè, rum e zucchero. Favoloso.
Però, che posto delizioso! Alla fine avevi ragione tu”, dissi ad Alessio. Quella cena infatti mi aveva fatto cambiare prospettiva: ero in un locale accogliente, originale, dove si mangiava senza pretese ma con gusto, gestito da un personale un po’ sopra le righe ma preparato e che con coraggio aveva messo in piedi un’attività che rispecchiava la goliardia tipica dei toscani, rispettandone le tradizioni gastronomiche. Che potevo volere di più?

Gianluca Ciotti e Pasquale Pace Il Gourmet Errante

Gianluca Ciotti

Romano di nascita, etrusco di adozione. Segni particolari: affamato.
Distratto, maldestro e sognatore, amo i viaggi, il cibo, la Roma, i mercati, il vino e la musica. L’ordine è del tutto casuale. Studi economici a parte, la mia vita è sempre ruotata attorno alla buona tavola e ai sapori genuini, tanto da decidere di farne un lavoro. Credo nel cibo come espressione della cultura di un popolo e come custode dell’identità di un territorio. Leggo spesso, scrivo abbastanza e cucino q.b., ma ho ampi margini di miglioramento.
Gianluca Ciotti
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