La cena inaugurale di Ciliegiolo d’Italia 2017 sotto le “stelle” dei fratelli Serva

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La Trota dal 1963 Ristorante
Via Sorgente Santa Susanna 33
Rivodutri (Ri)
www.latrota.com

Il racconto di questo fine settimana all’insegna del Ciliegiolo, un vitigno storico e importantissimo che sta vivendo una seconda vita grazie all’operato dell’Associazione Produttori Ciliegiolo di Narni inizia da Rivodutri, al Ristorante La Trota dei fratelli Maurizio e Sandro Serva, due stelle Michelin.
Di questo meraviglioso ristorante ve ne avevo già parlato tempo fa (se volete, potete rileggere il mio pezzo qui), infatti non ero nuovo in quel di Rivodutri, ma le aspettative, vi assicuro, erano sempre altissime.
Eravamo lì per la serata inaugurale della terza edizione di Ciliegiolo d’Italia, il grande evento organizzato dall’Associazione Produttori Ciliegiolo di Narni che, come vi dicevo prima, celebra questo vitigno e le sue espressioni lungo la penisola. E non c’era miglior modo per inaugurarlo.
Ci servirono piatti fantastici, invenzioni gastronomiche esplosive, a cominciare dall’ampia selezione dei pani artigianali (panini, grissini e cialda salata), così caldi, fragranti e profumati da ingolosirti al solo sguardo.
Si partì con il benvenuto dello chef, una gustosa e bellissima panzanella: pane, pomodoro, olio e gelato al basilico. Un’esecuzione perfetta per una portata di estrema freschezza e leggerezza. D’impatto.
Seguì la carpa in crosta di semi di papavero con maionese cotta di patate e rape rosse. Come rendere elegante un piatto utilizzando ingredienti poveri ma che, presi tutti insieme, si esaltano l’uno con l’altro regalando un piacere al palato di chi lo assaggia. Sublime. Da mangiare con le mani per me, pane e dita per fare la scarpetta.
Secondo antipasto a base di uovo di carciofo, salsa di topinambur e gocce di mentuccia. Finalmente assaggiavo questo piatto nel suo “habitat”; era la quarta volta che lo provavo, ma nelle occasioni precedenti me lo avevano servito in altre location. Un vero capolavoro. E’ proprio per questo piace a tanti buongustai.
Come primo la zita arrostita ripiena di coregone affumicato e chips di carciofi. Apparentemente semplice come piatto ma che nascondeva una preparazione e una meticolosità che solo i fratelli Serva nella loro bravura potevano permettersi. Intrigante.

Trota fario e foie gras con purè di pastinache. Un gioco di sapori, consistenze e profumi decisi ma in perfetto equilibrio tra loro. Gradevole in tutto e per tutto, peccato solo che la temperatura di servizio non proprio ottimale a parer mio.
Ad accompagnare queste gloriose pietanze c’erano i vini di alcuni produttori dell’Associazione, sei bianchi (Isorella di Casale Milli, Grechetto di Sandonna, Colle Murello di Leonardo Bussoletti, Raggio Vermentino di Fattoria Girovento, Anita Malvasia Umbra della Cantina Ponteggia e Nonno Giovanni Chardonnay della Tenuta Fabbrucciano) e sette, immancabili, ciliegiolo (Fero di Casale Milli, Ciliegiolo di Narni di Sandonna, Ciliegiolo di Narni di Ruffo della Scaletta, Spiffero di Fattoria Girovento, Floridiana di Cantina Ponteggia, Nonno Giovanni della Tenuta Fabbrucciano e il Ràmici di Leonardo Bussoletti) di cui vi parlerò in avanti.
Infine il dolce, come … dire zuppa inglese secondo i fratelli Serva. Un quadro per vista e un gioco per il palato che rallegra la mente, appaga lo stomaco e scalda il cuore con la sua incredibile bontà. Buono e divertente farsi scoppiare in bocca queste palline.
Poi l’Orto, la piccola pasticceria, un mix di fragranze e sapori tutti da scoprire che lasciavano nel dubbio su quale fosse l’ingrediente “segreto”, ma con la certezza di aver gustato una grandioso pasto.
La serata terminò tra gli applausi ai due fratelli stellati mentre sulle tavole spuntavano dei simpatici cioccolatini fatti a mano, l’uno più buono dell’altro.
La terza edizione di Ciliegiolo d’Italia poteva iniziare.

Gianluca Ciotti e Pasquale Pace Il Gourmet Errante

Gianluca Ciotti

Romano di nascita, etrusco di adozione. Segni particolari: affamato.
Distratto, maldestro e sognatore, amo i viaggi, il cibo, la Roma, i mercati, il vino e la musica. L’ordine è del tutto casuale. Studi economici a parte, la mia vita è sempre ruotata attorno alla buona tavola e ai sapori genuini, tanto da decidere di farne un lavoro. Credo nel cibo come espressione della cultura di un popolo e come custode dell’identità di un territorio. Leggo spesso, scrivo abbastanza e cucino q.b., ma ho ampi margini di miglioramento.
Gianluca Ciotti
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