Il Capanno a Spoleto, un pranzo in due giorni per godere di più

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Ristorante Il Capanno
S.S. Flaminia Km. 117
Località Torrecola
Spoleto (Pg)
www.ilcapannoristorante.net

Andare due volte a pranzo in un locale che ti piace, in tre giorni, è stato davvero godurioso. Sono stato con persone diverse ma sempre con Mauro Rastelli a servire e a donarci la sua compagnia ai tavoli e con Cristina Rastelli, sorella di Mauro, che ci ha deliziato con la sua cucina.

Andare al Capanno dopo una visita alla sempre bellissima Spoleto significa perdersi nella natura e pazienza se è inverno anche questa volta, prima o poi mi capiterà di godermi anche l’esterno di questo bel locale. Due pranzi in uno, è così che voglio raccontarvelo. O almeno ci provo.

Dunque, dicevo, è inverno, è freddo, ma il calore del camino acceso e dei proprietari scalda i nostri animi. Che belle le sale con i camini così, mi fanno pensare a quei rustici così accoglienti dove non manca nulla per farti sentire a casa. Proprio come al Capanno.

Insieme a Mauro scelgo il menù e lo lascio anche divertire a prepararci qualche sorpresa; tipo gli assaggi di maiale, un autentico show: testa di maiale (“la coppa” al mio paese) come si deve, saporita, con un po’ di arancio, perfetta, salsicce secche da stuzzicare come le patatine fritte, salsicce sott’olio da sgranocchiare come le noccioline, buonissime da prendersele e… portare a casa.

Come primo antipasto scelgo la frittatina al tartufo estivo, cotta proprio come piace a me, da mangiare con il pane e fare la scarpetta (obbligo), come secondo antipasto vellutata di zucca gialla e patate con guazzetto di lumache. Inizialmente scettico sulla vellutata, alla fine avrei mangiato anche la scodella.

Passiamo ai primi piatti: ravioli ripieni di broccoli, crema di purè all’aringa affumicata. Quattro ravioli che con qualche pezzetto in più di aringa sarebbero stati ancor più gustosi.
Tortelli di pecora nel suo brodo. Piatto carico di sapore, ne abbiamo assaggiato una porzione ridotta. Parmigiana di sedano nero. Cottura forse un pochino avanti (avrei gradito maggiore consistenza del sedano).
Il secondo giorno Mauro mi segnala i cardoncelli, cosa che mi fa venire in mente gli strangozzi al tartufo invernale. Gli propongo strangozzi con cardoncelli e tartufo invernale. Proposta accettata, nemmeno a dirlo. Piatto buonissimo: i cardoncelli gli hanno dato consistenza e sapore, la pasta (“all’ovo”) fatta a mano e a regola d’arte, il tartufo come ciliegina su una torta spettacolare. Complimenti a Cristina Rastelli!

Come secondo piatto cacciagione, proprio quello che ci si aspetta quando si va a Il Capanno: tordi, rigorosamente mangiati con le mani, come solamente a casa si può fare (e a Il Capanno, ovviamente).
Insieme ai secondi due verdure fantastiche che io adoro: il primo si trova di raro e solo qui l’ho trovato: semplicemente… i ramponzoli, merce rara e favolosa, da mangiare (anche questi) obbligatoriamente con le mani per assaporarli a fondo, fino all’ultima foglia; il secondo è il radicchio bianco alla griglia condito con l’ottimo olio di Malvetani Società Agricola e mangiato insieme a Giuseppe Malvetani, una buonissima combinazione.
Per finire con il salato, non si può rinunciare, quando si è al Capanno, al fegatello: cotti nella loro rete con foglie di alloro (ne mangerei dieci). Già è uno dei fegatelli più buoni dell’universo, se poi mi ci si abbinano due cardoncelli vicino, io mi sciolgo. Piatto cucinato perfettamente con materie prime di pregevole qualità da una brava, ma che dico, bravissima cuoca quale è Cristina Rastelli.

I vini li hanno portati i produttori, come l’olio lo ha portato Giuseppe Malvetani con me a pranzo il secondo giorno: Cantina Ninni di Spoleto (con me a pranzo il primo giorno), tra questi un buonissimo Diavolacciu 2015, da un assemblaggio di sei vitigni coltivati in vigne di circa 50 anni, fermentazione con lieviti indigeni che non si è minimamente scomposto vicino all’ottima Barbera di Giacomo Conterno – vino portato dall’altro produttore che era con noi, il grande amico Leonardo Bussoletti, ottimo produttore di Narni.
Il secondo giorno insieme Giuseppe Malvetani invece abbiamo bevuto un buon Barolo 2012 di Massolino.

Passiamo ai dolci: il primo giorno ho portato io un capolavoro, il torrone bianco di Canelin da Visone in provincia di Alessandria. Il signor Giovanni Verdese spero che produca ancora per anni questo capolavoro; adoro presentarlo alla gente che non lo conosce e che ne rimane estasiata dall’alta qualità. Lo prenoto ad Antonio Celani, 10 alla volta, così lo porto sempre con me per condividerlo durante il mio errare, sempre, non solo quando è periodo, perché questo è un dolce da godere per tutto l’anno.
Per quanto riguarda i dolci di Cristina, il primo giorno ci ha deliziato con una divina crostata di marmellata, mentre il secondo con un gelato alla liquirizia e cucchiaino di cioccolata. Personalmente l’ho mangiato senza cioccolata, e ho fatto bene, perché adoro il gelato alla liquirizia e questo… si candida a diventare uno dei miei tre gelati dell’anno!

In chiusura, un buon cocktail di Mauro su richiesta di Giuseppe (che se ne intende…).
Il Capanno a Spoleto, un locale per mangiare come si deve e che ti fa sentire come a casa, Da prendere in considerazione, sempre. Anche perché si può anche pernottare.

Un caro saluto a Cristina e a Mauro, ma soprattutto alla loro mamma.

Pasquale Pace Il Gourmet Errante e Gianluca Ciotti

Pasquale Pace

Pasquale Pace

Il Gourmet Errante, è ciò che faccio da sempre per passione. Ho avuto l'opportunità di degustare tanti vini e prodotti e di passare bellissimi momenti di confronto, discussione e allegria con produttori e artigiani di tutta Italia. Ho vissuto l’evoluzione di molte aziende e nel corso degli anni la curiosità, la ricerca e le scoperte mi hanno portato a disegnare una mappa di emozioni, fatta di persone e storie, che ho sempre cercato di comunicare e promuovere.
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