Antica Locanda del Falco: il piacere di mangiare all’ombra del Castello di Rivalta

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Antica Locanda del Falco
Chiocciola Slow Food
Castello di Rivalta, 4
Gazzola – Piacenza
www.lalocandadelfalco.com

Vedere la magnificenza del castello di Rivalta di sera era già di per sé uno spettacolo. Passeggiare per il borgo tra le sue vie acciottolate e ammirarne l’architettura rimasta intatta nel tempo, mi faceva respirare un’atmosfera fiabesca, restiutendomi quella quiete di cui avevo proprio bisogno dopo una lunga giornata di lavoro. Stavo dando da mangiare ai miei occhi prima che al mio corpo.
Arrivati alla locanda mi soffermai davanti all’attestato che simboleggia la chiocciola di Slow Food che recitava: “Tradizione aggiornata e rinvigorita con materie prime eccellenti e rispetto delle stagioni”, un bel biglietto da visita rafforzato da quello che segnalava i tagli del bollito misto del giovedì. Iniziavo a sentire l’acquolina in bocca.
Il colpo di grazia lo ricevetti dalla bottega all’ingresso del locale, con tutti quei profumi dei salumi, dei formaggi, dei vini e degli altri prodotti di altissima qualità da cui la locanda attinge per la cucina e che vende ai golosi come me. Un altro segno di inequivocabile legame con il territorio. Ora sì che avevamo fame, quindi entrammo in sala.
Una sala semplice ma molto curata nei particolari, con quadri e porcellane in esposizione e il legno dei tavoli e delle sedute in armonia con i travetti del soffitto, davvero molto accogliente.
Iniziammo con un antipasto di salumi DOP (coppa, salame, pancetta, prosciutto crudo e lardo) e da verdure sott’olio come giardiniera, melanzane e zucchine, accompagnati dal peperone alla brace. Praticamente avevamo la bottega nel piatto, fantastico!
Arrivarono poi i primi piatti, nell’ordine: tortelli con ripieno di ricotta e spinaci al burro e salvia realizzati con una forma insolita, un po’ rustica ma nel complesso carina a vedersi; pisarei e fasö, ovvero gnocchetti con sugo e fagioli, un piatto tipico della tradizione popolare piacentina ricco e gustoso; anolini in brodo di cappone, un piatto cui non potevo rinunciare: un sapore che io adoro e quelli avevano rispettato le mie attese.
Notevoli anche i secondi piatti: prima il maialino da latte al forno con zenzero e miele accompagnato dalla salsa di mele, cotto alla perfezione, con una cotenna sottile e croccante che ne esaltava il sapore; poi il filetto di agnello al curry con porro e patate viola che solo a vederlo ne percepivo l’enorme bontà (sensazione confermata al primo boccone…); infine il fuori menù che, come recitava la carta stessa della locanda “…i fuori-menù di Tomo (lo chef) sono imprevedibili ma… frequenti” e quel giorno ci deliziò con una morbida e burrosa guancia con purè di patate. Infine dei teneri carciofi alla diavola come contorno prima di passare al dolce, un semifreddo con torroncino, caffè e nocciolato che, anche se abbondante, non mi tirai indietro nel terminarlo.
Tanti piatti deliziosi, ok, ma del vino ne vogliamo parlare?”, vi starete chiedendo. Vi accontento subito. Quella sera “innaffiammo” la nostra cena con i vini dell’azienda Torre Fornello: molto buono il Gutturnio Diacono Gerardo 1028 DOC Colli Piacentini riserva 2008, da uve Barbera e Croatina, un vino definito, deciso, piacevole, un abbinamento perfetto con tutte le portate di oggi. Poi assaggiammo anche l’Ortrugo (vitigno autoctono piacentino a bacca bianca) DOC Colli Piacentini 2015, l’Ottavo giorno, un vino bio prodotto con Bonarda e uve botritizzate del 2012 ed un vino dell’Azienda Agricola La Tosa, il Colli Piacentini Valnure Riodeltordo 2015.
Terminata la cena, neanche a dirlo, finimmo la serata nella suggestiva cantina della locanda.
D’altra parte come poteva finire una serata del genere?

Gianluca Ciotti e Pasquale Pace Il Gourmet Errante

 

Gianluca Ciotti

Romano di nascita, etrusco di adozione. Segni particolari: affamato.
Distratto, maldestro e sognatore, amo i viaggi, il cibo, la Roma, i mercati, il vino e la musica. L’ordine è del tutto casuale. Studi economici a parte, la mia vita è sempre ruotata attorno alla buona tavola e ai sapori genuini, tanto da decidere di farne un lavoro. Credo nel cibo come espressione della cultura di un popolo e come custode dell’identità di un territorio. Leggo spesso, scrivo abbastanza e cucino q.b., ma ho ampi margini di miglioramento.
Gianluca Ciotti
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