All’Antica Osteria del Mirasole il mio pranzo dell’anno per il 2019

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Antica Osteria del Mirasole
Via G. Matteotti, 17
San Giovanni in Persiceto (Bo)
www.osteriadelmirasole.it

Un posto in cui sarei voluto andare da tempo, quest’anno due volte in cinque mesi, una sera a cena a gennaio, un’altra volta il primo luglio in un pranzo indimenticabile. Per questo vi vengo a raccontare il mio pranzo dell’anno per il 2019. Questo è stato il mio racconto sulla cena di gennaio  (http://www.ilgourmeterrante.it/sito/antica-osteria-del-mirasole-la-mia-prima-volta-con-la-speranza-che-ne-susseguano-altre-altre-e-altre-ancora/).
Il giorno del pranzo era molto caldo, appena entrati dentro al locale, il caldo esterno si è fatto scordare, il calore interno invece è infinito, sembra di stare a casa, questi ambienti mi piacciono tantissimo. Eravamo io, Giovanni Milana e Alessio Mattei, destinazione il ristorante La Crepa a Isola Dovarese (Cr) per la due giorni delle Premiate Trattorie Italiane. Siamo arrivati puntuali per godere senza limiti di tempo.
Dopo i saluti con Franco Cimini e la signora Anna Caretti, oggi manca la simpatia di Riccardo… ma qui la simpatia si respira in ogni dove. Iniziamo a scegliere da un menù che è una poesia, nel frattempo arriva un formaggio da spalmare o da mangiare con il pane.  A seguire una fantastica mortadella, ma qui non poteva essere altrimenti, la qualità è molto alta. Intanto Franco ci sceglie la carne per il secondo e torna in cucina, i vini sono di Orsi Vigneto San Vito, mi piacciono i suoi vini, vini particolari, diciamo “naturali” ma messi in bottiglia con molta attenzione.

Si inizia con il cucinato: Lumache vignarole con erba dell’orto, ma siamo a Luglio e le lumache? Franco ci spiega che ha trovato delle persone che gliele fanno trovare tutto l’anno fresche, però ogni periodo ci deve adattare le salse a seconda dei sapori che emanano nel piatto. Differenti dall’altra volta, oggi un po’ meno carnose e per questo veniva esaltata di più la salsa, piatto ghiottissimo da scarpetta con il dito.

Cipolla dorata al forno ripiena di fegati di coniglio. L’interno della cipolla è pazzesco, i fegati del coniglio sono buonissimi, mi faccio portare un cucchiaino per mangiarli da soli, poi taglio la cipolla e continuo a mangiare il piatto con le mani… è una goduria immensa.

Il nome mi intriga, è: Petronella (Animella di vitella alla Petroniana). Franco lo spiega in maniera impeccabile, come se lo stesse cucinando davanti a me, il pensiero corre a vederlo prima possibile nel mio piatto. Arriva in maniera imperiosa per i profumi che emana, lo fotografo e non vedo l’ora di mangiarlo, assaggio la salsa, è buonissima, taglio un pezzo lo mangio, mi appoggio alla sedia, godoooooo! Ci guardiamo e ci diciamo: ma quanto è “BONO”? Fantastico piatto, ogni volta che verrò qui lo ordinerò.

Fermate il mondo arrivano “Tortellini alla crema di latte (la panna da affioramento)”. Lo avevo promesso, l’altra volta mezza porzione, oggi dovevo recuperare ed ecco la mia porzione abbondante. Questo piatto è dentro di me, uno dei piatti più buoni che abbia mai mangiato nella mia vita. Qui spariscono stelle, gamberi, chiocciole, qui siamo all’estasi del gusto, del piacere. Ogni cucchiaio è ottimo nell’attesa di portarlo in bocca, ogni cucchiaio è qualcosa di indescrivibile. Mai nessuna descrizione potrà rendere l’immensa bontà di questi tortellini. Lo consiglio al mondo intero, finché non avrete mangiato il tortellini dell’Osteria del Mirasole mancherà qualcosa al vostro godere.

“Tagliatelle all’antico ragù di cortile (ragù con le rigaglie)”. Mangiando questo piatto per la seconda volta c’è il sogno di avere  davanti a me queste Tagliatelle con le rigaglie, quelle di Franco Mirasole e le fettuccine di Armando al Pantheon, le fettuccine con le rigaglie di Claudio Gargioli, e di Fabrizio Gargioli, ecco un sogno bellissimo. Non direi mai quale sarebbe il miglior piatto, perché già so che sono super buonissimi entrambi. Piatto che si merita il prima… e il dopo.

Tortellini in brodo. Un altro ricordo indelebile del mio piacere e del mio palato. 

Per secondo la carne scelta da Franco. Non poteva che essere una scelta memorabile, un pezzo di carne mangiata in tre, anzi no…litigata in tre, conquistata pezzo dopo pezzo a far si che la conquista sembrasse il grande ricordo della mia salita al Gran Sasso, il piacere di raggiungere una vetta, il piacere di assaporare carne succusissima dai sapori equilibrati di piacere e gustosità estrema, ogni boccone è un piacere unico, come tutti i piaceri che si provano con la cucina di Franco. Altro pezzo epocale del mio piacere di stare a tavola, in quelle tavole magnifiche che sono le trattorie italiane.

La zuppa inglese. Dove la leggo nel menù dei dolci, la prendo. Questa è stata un finale di pranzo che è nella mia mente, un pranzo fantastico. Non vedo l’ora di tornare. Tutto in equilibrio, immergere il cucchiaino in questa coppa è stato un piacere, ancor di più il sapore perfetto in bocca.

Un susseguirsi di cucina ghiotta, di cucina di una volta, quella cucina che rispecchia il grande territorio che ogni regione ha nei suoi piatti.
Qui il tutto si esalta dalla grande maestria di Franco e del suo staff, dalla sua conoscenza dei prodotti e la sua considerazione di chi glieli produce e glieli porta per cucinarli.
Nulla è lasciato al caso, tutto è ineccepibile, io esco esaltato da tutto ciò, ho goduto in ogni attimo del pranzo, ho goduto in ogni scarpetta fatta con il dito, di ogni piatto. Ho goduto nello spolpare l’osso di una bistecca frollata 60 giorni diventata morbida e succulenta in maniera estasiante… ho goduto di tutto, ho goduto mangiando all’Osteria del Mirasole. Complimenti a voi tutti per farmi stare sazio in modo giusto e godurioso, in modo sublime.

A finire un elogio a tuo fratello e ai ragazzi del servizio, un servizio piacevolissimo, fatto di professionalità, simpatia, sorrisi, di cortesie e coccole.
Un servizio che appena si varca la porta del locale ti fa sentire a casa. Un applauso alla tua signora che dirige il tutto in maniera impeccabile.
Infine…la sai una cosa? NON VEDO L’ORA DI TORNARE e raccontare un altro pranzo, un’altra cena come solo da te si vive. 

Pasquale Pace
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